torino | LE PAROLE SI FANNO STRADA

Le scritture, si sa, hanno urgenze.
Le scritture chiedono strada.
Le scritture sono incontenibili, esondano dalle pagine di carta per inondare vie e piazze e cortili e noi. Domenica 7 Maggio andremo per le strade di ogni città, fermeremo i passanti e daremo loro la possibilità di scrivere, perché tutti hanno cose da dire, e la necessità di farlo subito, con urgenza perfetta, proprio in quel luogo tra asfalto e cielo.
Scriveremo le parole su lenzuola, specchi rotti, vecchie tegole, assi grezze e altro materiale di strada.
Le parole hanno voce in capitolo, e chiedono strada.
Liberiamo le scritture; le scritture, forse, libereranno noi.
(se vuoi sapere come, continua a leggere qui)



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7 Maggio 2006, Giornata Nazionale delle Scritture di Strada

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domenica, 04 giugno 2006

La prima post-produzione

Non ci posso credere che nessuno se ne sia ancora accorto.

Allora segnalo qui questo splendido video, finalmente pronto.

Con un grazie al brav’uomo.

postato da: Flounder alle ore 16:38 | link | commenti (9)
categorie: torino, materiali, postproduzioni
martedì, 09 maggio 2006

UNA GIORNATA PARTICOLARE
 
Note a margine di una giornata che è stata sicuramente questo e, altrettanto sicuramente, molto altro.
 
La piazza, tonda, tonda. Il vigile che mi dice che non mi posso fermare e io rispondo che devo solo scaricare del materiale e poi prometto che posteggerò bene. E il sonno di un mattino allerta e scotch pinze tenaglie filodiferro penne pennarelli cordini per legare ... Elena fai da bolla... è dritto il pannello? Se sei donna e per di più alta poco più di un metro e un cazzo cosa puoi fare se non l'assistente primaria? Si monta e si smonta (ché abbiamo pure cambiato idee in fase di allestimento) e si guarda, si osserva, ci si interroga, e io penso chissà gli altri a Milano, a Roma e in giro? Noi, indossate le nostre magnifiche magliette, siamo lì alacremente industriosi, non ci comandiamo, ci assecondiamo felici e questo è già il primo buon segno. E poi è segno davvero quello che dobbiamo lasciare per sconfiggere il timore dello spazio bianco che è piccolo ed è enorme a Torino. Pitturiamo e coloriamo pure i palloncini e un bambino ci aiuta a tirar fuori le bottiglie dipinte e quelle caramellate ognuna col suo racconto blogger dentro... uno di voi - ma non so chi - aprendone una è stato salutato con un  ho trovato dentro poesia ... che poi “la poesia non vende” come si sa, e come ci scrive una poetessa vera sul pannello tatzebao sovrapponendosi alle parole calligrafe che lo trapassano come un dardo da parte a parte, alla storia del gatto matto, al dialogo sui venditori di palloncini tristi (davvero, tristi, loro, al nostro fianco) e alla scrittura persiana di Hamid Ziarati capigliatura folta, mossa, scura e fluente che arriva rapido e silenzioso come un folletto a lasciar presenza del suo passaggio.
E poi il sussurro del mattino diventa voce piena e canto e grida e brusio e musica che il dj basettoni ci regala alle nostre spalle tra una chiacchiera e l'altra con l'apemaiagiallaeneraneragialla e tanto (mah!) gaia dell'892424... c'è aria di festa, chi ci chiede del torneo di scacchi, chi dell'haka, la danza maori. E intanto si osservano i due graffitari da noi scritturati che scaricano bombolette colorate. Si sovrappongono persone, mani che impugnano e occhi che leggono e voci timide o curiose. C'è chi dice che non sa, che non può, che tentenna, nicchia, ma non si allontana... gira attorno orbitante e sta un po' a guardare, come si fa con un gioco ambito se la timidezza ci assale, e poi via, giù a scrivere per delle mezz'ore pure, capo chino, a liberar parole senza consulto, vocabolario o altro e noi discreti ci scostiamo per non invadere lo spazio di un pensiero, di un ricordo, di una storia inventata o nascosta chissà dove, che sembra volteggiare sopra il capo e vigili romantici che scrivono di donne perdute e inafferrabili come ombre e ragazze spagnole che urlano maiuscola LIBERTAD e bambini coi fratelli monelli e bambine possedute da filastrocche che devono scrivere sino all'ultima rima e improvvisi volti conosciuti – il mio compagno delle medie e del liceo nonché mio primo fidanzato che ha dischiuso la mia bocca ai baci ... “che ci fai tu qua? “ci abito ad un isolato e tu, invece?” “io ci scrivo!” e lo trascino sorridendo a lasciare le sue parole in pegno di altre che gli verranno regalate e in quel mentre gli chiedono di leggere ciò che ha scritto per un video e lui legge la prima frase (faceva sempre temi sintetici) ma non la seconda che dice posso leggere solo io e c’è un “meno male che il mondo è davvero piccolo, perché oggi ho incontrato Elena e sono contento” e che il mondo sia piccolo davvero è una frase ricorrente in questi giorni e poi nomi cui finalmente dai volto, parole che diventano corpo e sguardi e intonazioni e innervature e rossori e poi colmare la fame e il languore con pizza e vino e birra e dolcetti arabi buoni buoni e noi che siamo lì, guardiamo osserviamo commentiamo blocchiamo persone domandiamo sorridiamo ci fermiamo per attimi interdetti e poi ripartiamo come rombi di motore e il tempo si incammina verso sera e noi siamo ancora lì a guardare e a guardarci, complici i sorrisi. Le scritture di strada lasciano traccia. Come mi avessero scritto addosso. Mi hanno inchiostrato i tendini e le sinapsi. Sensazioni tatuate senza dolore. E felicità appuntata, spillata, incollata, disegnata. Di quella che arrivi a casa e ti addormenti docile come un bambino stanco esausto dal tanto giocare e che sogna già la prossima volta. E il divano è culla.
postato da: e.l.e.n.a. alle ore 11:51 | link | commenti (6)
categorie: torino
lunedì, 08 maggio 2006

Fra Torino e Roma libere scritture e liberi scrittori

Avrei voluto essere ovunque, ma sono riuscita ad essere soltanto in due piazze.
Volando nel cielo coperto di Torino fino alla sera splendente di tramonto trovata, come un elisir miracoloso a Roma.

E' cominciato tutto quando i miei amici torinesi mi hanno portata a Piazza Robilant dove, nascosto fra due grandi platani ed appoggiato ad una ringhiera sgocciolata della resina dei pini, s'apriva il gazebo orientaleggiante, candido e argentato che il Comune aveva prestato ai liberatori sabaudi di scritture.

Sotto il gazebo un accavallarsi di tavoli, striscioni, grate, fogli, supporti; le scatole per la "raccolta differenziata di parole", i rulli per le "parole a metro", le tegole porose dove il pennarello prende male e forse occorrevano i colori a cera, lo splendido tazebao (qualcuno ricorda questa parola?) scritto con le frasi di manginobrioches e dipinto con un'interpretazione della notte di Mario, cartoni per lasciare muri immaginari ai writers, palloncini che rendevano volatili le parole, pennarelli, penne, colori, pennelli, vernici, ritagli di stoffa, lenzuola e c'erano tutte quelle bottiglie, decine di bottiglie, centinaia di bottiglie: bottiglie da mezzo litro e da un litro e mezzo, bottiglie bianche ed azzurre e verdine e poi quelle dipinte, quelle su cui erano stati colati gli acrilici, bottiglie incartate a mo' di giganti caramelle in veline ultracolorate, bottiglie ripiene di scritture da offrire in cambio di quelle depositate.

Il libero scambio delle parole.

C'era Elena stretta al suo zainetto e vigile; Arsenio Bravuomo con il suo pc (non portatile...) che stampava poesie sulla carta intestata, c'era Blulu che ha portato i colori, i biscotti ed il vino (ma proprio mentre io dovevo andare via), c'erano le pizze margherita tonde con le lattine giganti di coca e di birra, ma soprattutto c'era Effe seducente provocatore di mamme, bambine, cicliste, guidatrici di ambulanze, mogli preoccupate di quel che avrebbe detto il marito, mogli di mariti scrittori, famigliole affamate, aiutochef bengalesi, gonfiatori di palloncini.
Tutti (o quasi) hanno scritto qualcosa.
Ho temuto finanche che volesse istigare anche il tassista che m'era venuto a prendere ed avrebbe fatto bene perchè, nel tragitto fino all'aeroporto, s'è rivelato un animo poetico ferocemente legato alla terra d'origine dei suoi padri. La Puglia.

Ho lasciato Torino nel momento più afoso della giornata, relegata nelle ultime file di un aereo stracolmo, con gli addetti alla sorveglianza troppo addetti e troppo sorveglianti che mi hanno scovato delle forbicine da unghie nel bagaglio a mano costringendomi ad alternative improbabili.

Sono arrivata a Roma con oltre mezz'ora di ritardo, correndo verso Villa Celimontana dove stava finendo lo spettacolo di Argillateatri.
E lì c'era il sole, ed un tramonto fresco, c'erano gatti tigrati dalla coda mozza e giovani cani bianchi e c'erano tutti i ragazzi della Facoltà di Scienze della Formazione con le magliette scritte a pennarello e la porporina nei capelli. C'erano barattoli, scatole, autori smembrati e ricomposti, c'erano i pezzi di una Smart presa allo sfascio graffitati da glitter ed altre diavolerie, c'erano tutte le stoffe che aveva portato
Pastamista, c'erano i lavori dei bambini che s'erano ingegnati con i colori a dita, ma anche col gioco del Rinoceronte Rosso Recalcitrante... una storia lunghissima fatta solo di parole che iniziavano con la R.

E Riccionascosto mi ha raccontato che era venuta Giorgi e All, che erano passati Almost58 e Mardin, che una sposa s'era fatta fotografare davanti alle scritture, che era venuto il TG Regione ed aveva fatto un servizio notevole andato in onda la sera alle 19,30 e che, nonostante avessero negato l'uso dell'energia elettrica, gli attori di Argillateatri avevano ugualmente fatto il loro spettacolo "in verticale" offrendo a tutti un momento di vera liberazione e di autentica libertà.

Tornata a casa ho trovato nei commenti un "ma che bello" firmato da teatrodentro. L'ho raggiunto sul suo blog ed ho scoperto che è un detenuto di Torino che fa parte di un progetto di scrittura.
Ed allora ho pensato che dopo aver liberato le scritture sarebbe ora di liberare gli scrittori e che la prossima giornata potrebbe fare anche del carcere una strada.

E per finire a Roma un grazie speciale a Sabrina/Riccio che è stata davvero una tigre (o una leonessa), a Chiara che con il suo gruppo ha saputo inventare migliaia di occasioni, a tutti quelli che sono intervenuti e che hanno scritto in questa giornata il primo capitolo di una nuova storia.

postato da: scialliventagli alle ore 20:58 | link | commenti (6)
categorie: roma, torino

la Giornata a Torino (the day after)

Giornata di vento, di sole e di scritture in controluce.
Le parole sono state liberate in così gran numero, che ora ne restano poche (e del pari le forze) per ringraziare tutti coloro che hanno reso possibile la Giornata, in terra sabauda e altrove.
Grazie a chi ha pensato e realizzato l’iniziativa, a chi si è presentato per dare una mano, a chi è venuto da lontano, a chi ha lasciato un sorriso e a tutte le mani senza nome che hanno lasciato segni e parole.
A presto, con resoconto e immagini.

aggiornamento

Amir (Aladin) ha creato un pool su flickr dove tutti gli scrittori di strada potranno inviare le foto da pubblicare

postato da: Effe alle ore 10:31 | link | commenti (3)
categorie: torino
giovedì, 27 aprile 2006

Scritture di Strada a Torino

Nella capitale sabauda la Giornata Nazionale delle Scritture di Strada ha ottenuto il patrocinio della Città e della Provincia.

Saremo ospitati, con le nostre bottiglie di scrittura, le parole al metro, la raccolta differenziata di storie, le tegole e le lenzuola di scrittura collettiva, all’interno di uno degli eventi realizzati nei quartieri della città dalla Fiera Internazionale del Libro.

Cerchiamo attori di strada, musici, graffitari e writers per dar corpo alle parole che verranno scritte.

Mentre intorno a noi sfileranno scrittori di lingua straniera, editori locali e danzatori maori, noi raccoglieremo le scritture a margine, quelle impensate, quelle impossibili.

Le scritture da liberare.

In piazza Robilant, fronte civico 16 (ex Palazzo Lancia)

Non aspettateci, vi sorprenderemo.


postato da: Effe alle ore 09:12 | link | commenti (9)
categorie: torino, come e perché
domenica, 02 aprile 2006

Gente di strada

Galassia Gutenberg peggiora di anno in anno. Sempre meno espositori e sempre meno sconti.

Però la location di quest’anno è da 10 e lode. Anche 11.

I cinque euro del prezzo del biglietto valevano da soli il giro del Castel dell’Ovo e i ventiquattro gradi di temperatura.

Alla fine del giro, proprio arrivati in cima al castello, ho visto questo.

Io e la pargola ci siamo precipitate: lei si è messa immediatamente all’opera, mentre io chiacchieravo con i gentili ospiti dell’ala cartografica.

Il tema di tutta la faccenda era il viaggio, raccontato con parole e disegni. Su cartoncini, strisce di carta e grandi fogli dipinti e messi lì ad asciugare. Il tema proposto ai bambini invece  era: la strada.

Compagni di strada e di pitture!, ho pensato tra me e me.

Così non ho resistito alla tentazione di raccontare di queste scritture di strada e di coinvolgerli in qualche modo.

Anche loro di Torino.

Urge un fidanzamento espressivo.

postato da: Flounder alle ore 21:34 | link | commenti (4)
categorie: napoli, torino, immaginario
lunedì, 13 marzo 2006

Torino

postato da: Effe alle ore 08:11 | link | commenti (8)
categorie: torino