immaginario | LE PAROLE SI FANNO STRADA

Le scritture, si sa, hanno urgenze.
Le scritture chiedono strada.
Le scritture sono incontenibili, esondano dalle pagine di carta per inondare vie e piazze e cortili e noi. Domenica 7 Maggio andremo per le strade di ogni città, fermeremo i passanti e daremo loro la possibilità di scrivere, perché tutti hanno cose da dire, e la necessità di farlo subito, con urgenza perfetta, proprio in quel luogo tra asfalto e cielo.
Scriveremo le parole su lenzuola, specchi rotti, vecchie tegole, assi grezze e altro materiale di strada.
Le parole hanno voce in capitolo, e chiedono strada.
Liberiamo le scritture; le scritture, forse, libereranno noi.
(se vuoi sapere come, continua a leggere qui)



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7 Maggio 2006, Giornata Nazionale delle Scritture di Strada

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mercoledì, 26 aprile 2006

Liberi tutti

Sono in un momento di terrificante mancanza di tempo.

E tuttavia devo ancora riempire barattolini. Alcuni post che ho molto amato me li ricordavo ed è stato facile ritrovarli.

Ma se avete post e parole che volete liberare, mandatemene notizia e soprattutto link.

Qui, se volete.

O privatamente, se avete pudore di autosegnalarvi o pensate se indicare il post di un altro blogger sia una sorta di delazione imperdonabile.

Poi li stampo, li metto ognuno in un barattolo, ci applico un’etichetta e li mando per il mondo.

postato da: Flounder alle ore 17:11 | link | commenti (4)
categorie: immaginario, materiali
domenica, 02 aprile 2006

Gente di strada

Galassia Gutenberg peggiora di anno in anno. Sempre meno espositori e sempre meno sconti.

Però la location di quest’anno è da 10 e lode. Anche 11.

I cinque euro del prezzo del biglietto valevano da soli il giro del Castel dell’Ovo e i ventiquattro gradi di temperatura.

Alla fine del giro, proprio arrivati in cima al castello, ho visto questo.

Io e la pargola ci siamo precipitate: lei si è messa immediatamente all’opera, mentre io chiacchieravo con i gentili ospiti dell’ala cartografica.

Il tema di tutta la faccenda era il viaggio, raccontato con parole e disegni. Su cartoncini, strisce di carta e grandi fogli dipinti e messi lì ad asciugare. Il tema proposto ai bambini invece  era: la strada.

Compagni di strada e di pitture!, ho pensato tra me e me.

Così non ho resistito alla tentazione di raccontare di queste scritture di strada e di coinvolgerli in qualche modo.

Anche loro di Torino.

Urge un fidanzamento espressivo.

postato da: Flounder alle ore 21:34 | link | commenti (4)
categorie: napoli, torino, immaginario
mercoledì, 22 marzo 2006

Il Materiale e l'Immaginario

Ognuna delle iniziative locali che realizzeranno la Giornata della Scrittura di Strada avrà un profilo differente e contestualizzato.

Presumibilmente comune, invece,  sarà la difficoltà iniziale nel coinvolgimento dei passanti.

Riassumiamo qui alcune idee, da voi segnalate nei post precedenti, perché possano servire da spunto per la predisposizione delle aree di scrittura e nell’attività di seduzione nei confronti dei passanti e delle loro scritture.

Altre idee saranno evidentemente utili e gradite.


– utilizzare, come supporti di scrittura, materiali non cartacei, come lenzuola di scrittura collettiva, vecchie tegole, materiale di recupero e di strada;

– predisporre delle bottiglie di scrittura: in ogni bottiglia sarà contenuto un foglio arrotolato che racconterà una storia. Chiunque potrà portarsi a casa una bottiglia di scrittura, a patto che ne riempia un’altra con una propria storia;

- utilizzare bobine di carta (tipo uso industriale) o il retro dei rotoli di carta da parati, distesa al suolo per creare strade di scrittura (anche questa collettiva);

- in alternativa al punto precedente, predisporre un tavolaccio tipo tappezziere, e srotolare man mano la carta sul tavolo, ottenendo parole al metro;

- predisporre scatoloni per la raccolta differenziata delle storie;

 - se si è nei pressi di un albero, o se la sagoma di un albero può essere creata appositamente, appendere i fogli con le scritture ai rami, come fossero fogli d’albero;

- disporre dei libri a terra, disegnando intorno, con il gesso, una sagoma come nei rilievi della polizia scientifica;

- mettere a disposizione una macchina da scrivere inceppata, o senza nastro, per far sperimentare in modo ironico il blocco dello scrittore (da far poi superare in qualche modo) ;

- utilizzare bandiere, stendardi, cartelloni che richiamino da lontano l’attenzione;

- chiedere l’intervento di singoli o gruppi che improvvisino una teatralizzazione delle scritture di strada create dai passanti;

- attrezzare espositori, cartelloni e supporti di vario genere per affiggere, in forma cartacea o di diversa natura, le scritture di strada realizzate;

- predisporre una cartellonistica con diciture come Attenzione, attraversamento scrittori inconsapevoli oppure E’ severamente vietato non scrivere o ancora Attenzione, scrittura in corso o Scrittura Fresca.


Per quanto riguarda gli eventuali spunti che possono essere offerti ai passanti, si potrebbero proporre aree tematiche (la città, la strada, un giorno qualunque ed epico della propria vita) o suggerire l’utilizzo di personaggi letterari famosi inseriti in contesti diversi dalle storie che li hanno generati, o dare un finale diverso a storie già scritte, o continuare, a turno e in progress, una storia collettiva. Naturalmente, sarà in ogni caso da favorire la spontaneità.

postato da: Effe alle ore 09:10 | link | commenti (28)
categorie: immaginario, materiali, come e perché
martedì, 21 marzo 2006

Primo resoconto dalla periferia dell'Impero

È che qua, nelle province remote dell’Impero, è successo un po’ di tutto.

Stasera ho presentato la richiesta di patrocinio e le altre carte. Mi hanno detto di correggere nel punto in cui si chiede il patrocinio, aggiungendo lì anche la richiesta di autorizzazione all’utilizzo del suolo pubblico, precisando l’indirizzo prescelto e contestualmente, la chiusura al traffico cittadino.

Tutta la documentazione sarà presentata in giunta e solo dopo la delibera sarà possibile cercare gli sponsor e avvalerci del logo comunale,senza precorrere i tempi.

Nel frattempo io e Lella abbiamo ipotizzato per la prossima settimana – coinvolgendo altri due amici - l’organizzazione di una festa di autofinanziamento presso la sede di un’associazione, che ci darà risposta entro un paio di giorni.

Musica anni ’70, bibite e cinque euri di ingresso.

Che ove mai non si trovassero sponsor recuperiamo qualche soldino per carta e penne.

Complice la primavera arrivata di colpo e con una certa sfacciataggine, l’incontro si è svolto per strada, così come deve essere, sotto il porticato di un bar, tra prosecchi e salatini.

E poi lei, la nostra referente istituzionale, ha un lampo di genio e dice: benissimo, occorrono le scuole. Occorre riempire la piazzetta a tutte le ore, creare un movimento, un andirivieni di grandi e piccini che abbiano cose da fare, da guardare e da ascoltare.

Così si è scelta la piazzetta che ospita un liceo e lei chiederà al preside di prestarci banchi e sedie.

Si attrezzerà un’aula all’aria aperta, si chiameranno studenti di ogni ordine e grado, si inventeranno giochi per bambini e giochi per adulti diretti e condotti dai ragazzi, invertendo – una volta tanto – le posizioni. Si coinvolgeranno gli allievi del laboratorio teatrale e le associazioni locali per riempire e movimentare la piazza.

E i genitori che accompagnano i bambini saranno intrattenuti a loro volta su altri banchi, tutti insieme. Più facile coinvolgere un adulto quando fai protagonista il bambino: lo incanti e lo incateni a un tempo condiviso, da qui non si scappa.

Si farà appello agli studenti del liceo artistico perché cerchino di adoperarsi a produrre grandi, enormi lettere di cartone da sistemare nella piazzetta.

Nel frattempo – sempre complice la primavera – io e la pargola avevamo già fatto un giro per l’approvvigionamento dei materiali. Eravamo entrate nei bar, nelle cartolerie, nelle librerie, finanche dal benzinaio.

Abbiamo chiesto supporti di ogni genere, tutto quello che avevano da buttare e ci siamo riempite l’auto di porta-ovetti, cartelloni pubblicitari che stanno in piedi da soli, scatoloni con coperchio, quelli che contengono le risme di carta.

Per strada ho levato lo sguardo e c’era un bucato ad asciugare.

Anche lui immediatamente riambientato nella piazzetta, un filo steso tra due pali e mollette di legno che reggono fogli scritti o stracci o lenzuola scarabocchiate.

E grandi urne come quelle elettorali, con su scritto: QUI si riciclano le tue storie d’amore, QUI smaltiamo storie affilate e taglienti, QUI si depositano ricordi di notti vitree e metalliche.

L’entusiasmo è coinvolgente. Riempie il tavolino del bar.

Cerco di smorzarlo e sussurro: non vorrei che ci animassimo tanto e poi tiriamo fuori una schifezza. Ho il terrore del tempo, che mi sembra scarso.

Mi guarda e ride: no, non può essere una schifezza. Il tempo basterà.

In fondo mi piace questa cosa piena di bimbi e ragazzini.

Che Dio ce la mandi buona.

postato da: Flounder alle ore 23:08 | link | commenti (10)
categorie: immaginario, come e perché, s maria capua vetere
lunedì, 20 marzo 2006

Lasciate che i pargoli vengano a me

La pargola mi gira per casa, mi segue di stanza in stanza: mamma, ma quando le facciamo le scritture di strada?

Il 7 maggio.

Farà caldo?

Sì, penso di sì.

Poi squilla il telefono. Chiunque sia lei lo dice a tutti: siamo impegnate, dobbiamo fare le scritture di strada. Si scrive per terra, sui muri, sui foglietti, sui cartoni.

Ieri mattina si è svegliata di colpo. La prima frase è stata: me se non so una parola con le doppie tu me la dici?

Io ero ancora tutta addormentata.

Ma di che parli?

Delle scritture di strada.

Poi ieri sera è tornata dalla casa del papà e mi ha confidato: lo sai che l’ho detto anche a lui? Mi pare – ma mi pare, mamma, mi pare soltanto – che ha detto: bello.

(quando dice "mi pare" io lo so che è un’operazione di abbellimento. Mi affretto a confermare, che se le pare, sarà sicuramente vero. Il piccolo mondo è salvo)

Così lo dico subito: si preveda un corner per i piccini. Se ne informino le maestre.

Li si faccia entrare in storie conosciute, facendogliele stravolgere e variando i finali. Si giochi a immaginare il Principe Azzurro tutto imbronciato perché la mamma gli ha fatto il candeggio del mantello. Si abbini Batman con Heidi, si rabboniscano Anastasia e Genoveffa, si racconti di una scuola sotterranea dove i bambini fanno i compiti su foglie d’albero e nottetempo le attaccano agli alberi.

(ecco, l’idea di un albero in fil di ferro e foglietti a forma di foglia pure mi pare assai carina)

postato da: Flounder alle ore 14:07 | link | commenti (33)
categorie: immaginario